Dialogo con Mons. Dati,

memoria storica di San Paolino,

in occasione del centenario della parrocchia

1886–1996

 

A mons. Giuseppe Dati – memoria storica della Parrocchia di San Paolino – abbiamo rivolto le seguenti quattro domande in occasione del centenario dell’inaugurazione della chiesa.

 

Trovandosi in Parrocchia da ben 53 anni, quali sono stati secondo il suo parere i cambiamenti più significativi registrati in tutto questo tempo?

 

Nell’immediato dopo-guerra e fino a tutti gli anni ‘50 era piuttosto frequente constatare che la capienza della chiesa era addirittura insufficiente. Se dovessimo fermarci a questo criterio di valutazione, si dovrebbe concludere che la nostra comunità parrocchiale ha subito una flessione non indifferente. Cosa significa tutto questo: che Viareggio e la nostra comunità erano allora più cristiane di oggi? Non credo sia così. E’ comunque necessario affermare che certi mutamenti socio-culturali hanno contribuito, almeno parzialmente, a determinare quel tipo di flessione; ma le cause sono molteplici, e non ultima il defluire di tante famiglie verso la periferia della città e l’afflusso di altre con tradizioni diverse.

 

Come lasciò la guerra la nostra città e quali episodi ricorda in modo particolare?

 

Ho ancora davanti agli occhi quanto vidi, al primo impatto con la città, la mattina del 17 settembre 1944: case diroccate, mucchi di rovine, erba e rovi per le strade, qualche rara persona che girovagava qua e là e... tanta desolazione. Ero insieme a mons. Alfredo Sivieri e non avevo il coraggio di parlare. Muti ci guardavamo negli occhi, quasi a domandarci: e ora che facciamo? Per quanto riguarda l’episodio che ricordo in modo particolare, debbo riferire di quanto avvenne il 1° novembre 1943, esattamente due giorni dopo il mio ingresso in Parrocchia, avvenuto il 30 ottobre. Per la festività dei Santi, infatti, ci fu il primo bombardamento di Viareggio, preceduto dal lancio dei bengala. Una scena da inferno dantesco quel cielo tinto di un rosso fiammeggiante che sembrava volerci cadere addosso e quindi divorarci come in una fornace ardente…

 

Nel corso del suo ministero sono sorte alcune Parrocchie che possiamo definire “figlie di San Paolino”. Quale è stata la reazione dei parrocchiani?

 

Nell’arco di pochi anni nell’ambito originario della nostra Parrocchia ne sono state costituite altre tre: nel 1949 San Giovanni Bosco nel quartiere Marco Polo, ancora nel 1949 la Madonna del Buon Consiglio al Terminetto e nel 1965 Santa Maria Assunta alla Migliarina. Posso affermare che il sorgere di queste nuove parrocchie non ebbe a suscitare alcun risentimento da parte dei parrocchiani. Gli smembramenti quindi sono stati dei tagli indolori, perché ne fu ben compresa l’opportunità, se non addirittura la necessità.

 

Quali aspetti positivi scorge nell’attuale realtà religiosa? Quali segni di speranza offrono le nuove generazioni?

 

Penso che, nonostante un continuo serpeggiare di timori per il futuro, ci siano diversi aspetti positivi, e certamente non indifferenti. Anzitutto la sincerità, la schiettezza... Un tempo certe situazioni imbarazzanti venivano un po’ coperte, se non addirittura “mascherate”, e quindi tutto andava bene... Questo oggi non avviene più. E’ bene? E’ male?… Penso che la chiarezza e la trasparenza non siano un male. Se poi devo evidenziare un aspetto positivo che, a mio avviso, è veramente determinante, non ho perplessità nell’affermare che consiste in un cambiamento di mentalità: il passaggio cioè da un cristianesimo di tradizione ad un cristianesimo che è veramente frutto di una scelta. E su questo punto è innegabile l’influenza del Concilio Vaticano II. Mi voglio augurare che il Sinodo Diocesano che stiamo celebrando e l’avvicinarsi dell’Anno Giubilare del 2000 diano un nuovo impulso al cammino che la nostra comunità parrocchiale deve ancora compiere per poter assimilare e vivere le verità evangeliche.

 

Centenario della Parrocchia” – Pagina 3

Mons. Giuseppe Dati